I mattoni feriti di Venezia. Dal vaporetto: palazzi, fondaci, ponti e giardini sul Canal Grande

Riferimento: 9788885455863

Editore: LA TOLETTA Edizioni
Autore: Morrione Gabriele
In commercio dal: 30 Ottobre 2026
Pagine: 208 p., Libro in brossura
EAN: 9788885455863
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Descrizione

La città più bella del mondo o, almeno, la città più straordinaria del mondo (dove straordinaria va inteso in senso etimologico: extra ordinaria, cioè fuori norma, fuori canone). Venezia suscita in quasi tutti questo senso di ammirazione. E dico quasi perché, guardando la massa in arrivo ogni giorno, sorge il dubbio che, accanto ai molti visitatori, vi siano turisti - anche qui in accezione etimologica: coloro che vi girano - che sembrano capitati qui per caso, del tutto inconsapevoli di dove si trovino. (Sospetto che ci sia qualche formula di viaggio random per cui si sale a bordo di un aereo e si càpita in una destinazione a sorpresa). Ma sto clamorosamente perdendo il filo, comportandomi più o meno come quei tour-isti etimologici che vanno in giro a caso, anzi, vanno a torzio, intraducibile termine del dialetto veneziano che indica una barca che, sciolta dall'ormeggio, vaga alla deriva. Ora basta, torniamo a questo libro, sorprendente, e al suo autore: Gabriele Morrione concretizza quel senso di ammirazione per Venezia - oserei definirla sua città d'elezione - in questo libro. Nella prima parte un viaggio che travalica ogni logica spaziale o temporale, una ricognizione senza altro obiettivo che non sia ritrarre quelle opere d'arte informale (cito l'autore nella sua introduzione) create dal tempo o da mani ignote e inconsapevoli, date dai mattoni e dagli intonaci cadenti. Ritorna, in questo vagare per calli e campi, la casualità dell'andar a torzio, il percorso ineffabile del Bateau Ivre di Rimbaud, con risultati estetici straordinari (non più in senso etimologico ma in quello, comune, di strabilianti). E, come il Battello di Rimbaud che, al termine del viaggio incredibile, non cerca che un'acqua d'Europa per ritrovarsi, allo stesso modo Gabriele si ferma e, con l'excursus tra i palazzi, rimette sui binari la fantasia e passa, dall'arte povera e informale dei muri sbrecciati, alla bellezza classica della Venezia più nota (e, appunto, ammirata) descrivendola, con le immagini e i testi, in modo personale.